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Il velo pittorico della luce nel ricamo del sogno...

La pittura del XX secolo, da vari punti di vista e con differenti modalità espressive, ha costituito un'intensa e vigorosa alternativa al formalismo, alle soluzioni accademiche che stancamente si erano trascinate sino alla fine dell'Ottocento. La purezza primigenia del colore, ormai dissociata dalla narrazione e da ogni intendimento documentativo, è stata la nuova promessa terra visiva e si è profilata agli sguardi delle generazioni artistiche susseguenti all'impressionismo.
In particolare il surrealismo è stato il movimento che maggiormente ha approfondito la dimensione irrazionale, onirica, del colore, della cui energia la pittura scaturisce come essenza insopprimibile di libertà.
All'interno di questo fascinoso disegno culturale si dispone la colta e sensibile vicenda pittorica di Clotilde De Lisio. Per l'artista il colore rappresenta la chiave interpretativa della ricerca. Nelle sue composizioni il colore si trasforma in puro e lirico arabesco, sovraeccitato da una continua e cangiante trasformazione dei toni. La forma figurale si presenta come traccia, pulsione vitale che fonde i residui di plasticità nella metamorfosi bruciante della luce. Si avverte nei dipinti della De Lisio un sottile contrasto tra l'imprevedibilità del colore e la razionalità dell'articolo compositivo con i suoi moduli regolari e progressivi, sovrapposti con lucida determinazione.
Nelle sue composizioni il colore è una realtà trasmutante che altera contorni e forme della visione. Da queste premesse scaturisce una spazialità assolutamente non naturalistica. Essa pervade il campo cromatico nella sua accesa e limpida luminosità. Oggetti e forme si dissolvono, il segno è intimamente legato alle vibrazioni della luce, alle sue raffinate trasfigurazioni. Appare evidente nell'opera della De Lisio il valore espressivo si un tonalismo assoluto, proprio perchè slegato da ogni esigenza di racconto o di illustrazione.
Allora è la dimensione del sogno che prende corpo visibile nella pittura dell'artista. Il suo onirismo è caldo e sensuale, avvolgente, eppur disciplinato nella sua coerenza compositiva. Sarebbe, del resto, errato vedere nell'opera dell'artista un ennesima e prevedibile versione di un informale, ormai ridotto ad accademia. Al contrario nella sua pittura c'è qualcosa di molto più personale e non facilmente assimilabile alle consuete ripartizioni della storiografia e critica d'arte.
La pittura della De Lisio non è pura gestualità, o cieco abbandono all'istinto. L'ordine nelle sue composizioni, è una realtà più segreta, quasi nascosta, eppure consistente nella sua percettiva risonanza. L'artista considera il colore come elemento di primaria energia psichica ed emotiva, realtà simbolica che nasce dall'interno dell'animo. La sua pittura si pone al di là di superficiali sensazioni estetiche o di rigidi formalismi. Essa proietta nell'osservatore attento e sensibile un interiore coinvolgimento emotivo. La realtà del colore possiede un suo innegabile mistero che solo in parte può essere chiarito da indagini psicologiche o sperimentali. La sua magia luminosa, si pone in armonia con i recessi interiori della personalità ed è proprio il colore come indagine all'interno di se stessi che diventa il centro fondamentale della pittura dell'artista. La De Lisio ha elaborato un mondo espressivo personale, frutto dei suoi stimoli interiori, delle sue pulsioni più vibranti che poi divengono scioltezza di linguaggio espressivo.
Osservando con particolare attenzione i suoi lavori un tema di estrema importanza, focalizzato dall'artista, è quello dell'immaginario femminile, il fascino di una sensibilità che rivela armonia e concretezza. Notevole poi è il continuo confronto che la pittrice ha avuto l'opportunità di consolidare con straordinarie civiltà del passato come quella Egizia o Incaica. Pertanto, fattori appartenenti a diverse culture entrano per vie, anche impreviste, nello sviluppo della sua lucida tensione visiva. Un tema nel quale si confrontano storia remota ed attualità del presente, immagine visiva e conoscenza culturale e che rispecchia un modo di far pittura  che si domanda con la memoria del tempo assecondando l'appagamento artistico.
Nella pittura della De Lisio si ha modo di comprendere la
forza di un linguaggio che appare poeticamente sensibile al valore atmosferico del colore. Atmosfera che diventa impalpabile stratificazione di luci, oltre le quali, si intravede la fisionomia lirica di un limpido progetto culturale e psicologico. Nelle sue composizioni, forma e luce si integrano. Il riflesso luminoso diventa segno, colore, che nel suo trasmutarsi identifica una spazialità immaginaria e ricca di sensazione.
Importante l'intervento di cromie sabbia, oro, calde dallo splendido palpito simbolico che infonde energia all'espressione delle forme. Queste ultime non hanno la sterilità di una perfezione algida ma appaiono come processi luminosi, con i loro punti e momenti di addensamento o di lievitante scorporo tonale. Ed è proprio nella ritmica dissociazione tra colore e plasticità che si avverte la suggestione profonda della pittura della De Lisio.
La rappresentazione diventa cesellata evocazione di umori che si affinano alla scrittura della luce, le composizioni prendono quasi l'aspetto di luminosi lavori di oreficeria in cui la sensibilità della decorazione che intuisce da sè la propria strada visiva, annulla ogni referente di naturalismo.
La personale che l'artista ha effettuato il 6 marzo 2004 nella prestigiosa villa Casati Stampa di Cinisello Balsamo ha sancito ulteriormente il senso di una poetica pittorica in cui l'emozione si decanta e si purifica nelle armoniche leggi del colore. Traspare dai lavori dell'artista una diversa consapevolezza del bello, non più come astratta idealità formale ma quale sentimento sorgente dal profondo. Che poi divenga anche libera sensitività di colore e nitido arabesco di forma è un altro segno dell'infinita potenzialità del'arte. Una considerazione, questa, che si presta particolarmente calzante per comprendere lo spirito di un'autentica e vibrante pittura. 

Teodosio Martucci da "Arte e cultura" 2004

 

 

  
 

 

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